Oltre a fare conoscere le varie divinità del pantheon, vengono evidenziati tutti gli elementi essenziali della loro spiritualità e delle modalità con le quali i Greci si avvicinavano al divino. Il retaggio dell’antico mondo mediterraneo, quello degli invasori indoeuropei e la sintesi particolare che ne è scaturita costituiscono la cornice nella quale si sviluppa la religione greca. Ne viene fuori una analisi attenta di culti come quello apollineo, il suo legame con i tanti visionari e veggenti che percorrevano la Grecia, il ruolo fondamentale del movimento orfico e del pitagorismo, la delineazione delle arcaiche tecniche estatiche e i metodi di meditazione che gettano nuova luce sul cosiddetto misticismo ellenico. Gli stessi culti misterici vengono analizzati nella prospettiva di una spiritualità viva, feconda, che fa dell’uomo ellenico un essere intimamente pervaso del significato del mondo e del ruolo creativo che ognuno deve assumere.
Si sono cercate le costanti di una religiosità che non trae la propria origine da un qualsiasi fondatore storico, ma da una particolare condizione spirituale vissuta naturalmente, senza l’appoggio di un testo rivelato che ne giustifica il significato. Da ciò il culto che ogni Greco ha per la personalità, per la libertà, per la vita politica vissuta come "bene comune", la consapevolezza del valore educativo dei gesti, delle parole, dell’arte. Si scopre così perché il Vero, il Bello e il Bene sono sempre al centro della vita culturale e sociale, e perché qui i poeti hanno assunto un ruolo teologico altrove sconosciuto, che ha influito in modo determinante nella vita spirituale e persino nelle forme d’arte. Viene così ad essere delineata una religione di tipo arcaico nel quale l’uomo si trova in piena e costante sintonia con gli stessi ritmi del cosmo.